È in corso alla Galleria d’arte Goldoni di Livorno una esposizione “Antologia Duemilaundici” dedicata alla pittura labronica e toscana del Novecento. Costituita da alcune delle più importanti ed interessanti opere che in questo anno Massimo Padovani ha reperito e riunito nella sua galleria, la mostra è corredata da un catalogo che propone una quarantina di [...]
Fino al 2 ottobre il museo di arte contemporanea e del Novecento propone al pubblico, al piano superiore, una selezione di opere che, attraverso linguaggi, tecniche e temi a volte contrapposti, delinea un percorso artistico e temporale, che si snoda dagli anni ‘40 alla fine del Novecento: un “piccolo” tesoro che permette al visitatore di [...]
Una selezione molto articolata e originale di opere provenienti dalla collezione VAF-Stiftung è al centro della mostra “Percorsi riscoperti dell’arte italiana nella VAF-Stiftung 1947 – 2010”, a cura di Gabriella Belli e Daniela Ferrari, in programma al Mart di Rovereto dal 2 luglio al 30 ottobre 2011.
La mostra si divide in due percorsi distinti: [...]
Ferdinando Chevrier – Una stagione, 1955-1969.
Galleria Giraldi – Livorno, 15 Dicembre 2007
Sabato 15 dicembre alle ore 18 si è inaugurata negli spazi della Galleria Giraldi, in piazza della Repubblica n.59, la mostra del Maestro Ferdinando Chevrier, con esposto un significativo gruppo di opere realizzate tra il 1955 e il 1969. L’intento che la mostra si pone è quello di analizzare quel fondamentale “momento-svolta” che inizia alla metà degli anni cinquanta (dopo un decennio di coraggiose esperienze artistiche che già avevano consolidato il sodalizio tra l’artista e la galleria) ed attraversa gli interi anni sessanta.
Il critico milanese Alberto Veca, da lungo tempo profondo conoscitore dell’opera di Chevrier e che già, insieme a Mattia Patti, aveva presentato nel 2002 l’importante mostra antologica “Vivere l’immaginario”; organizzata dal Comune di Livorno, così sinteticamente inquadra questa particolare “stagione”:
Sono gli anni in cui viene abbandonata l’inquieta sicurezza di un linguaggio geometrico legato all’esperienza del M.A.C. per indagare la possibile coincidenza fra gestualità e figura, fra atto del dipingere e immagine realizzato in linea con le esperienze europee più avvertite dell’esaurirsi di un linguaggio di origine costruttivista per un più intenso dialogo, alle soglie del conflitto, fra artista, strumenti della pittura e tela da campire.
In Chevrier rimane, come sostrato difficilmente eliminabile, l’accordare all’immagine un ruolo plastico, alle soglie dell’illusione tridimensionale, come se la macchia, non rinunciando alla sua natura occasionale, potesse essere riconducibile a una, sia pure cangiante, architettura.
La precedente stagione aveva voluto esplorare, senza particolari patemi dovuti all’originalità dell’approccio, una figurazione capace di legare una libera segmentazione del campo pittorico disciplinata dalla regolarità delle figure, inseguendo o alludendo a un “dinamismo” dell’immagine che è ricerca costante dell’artista, indipendentemente dalle soluzioni adottate nelle diverse stagioni.
Ora figura e fondo, materia pittorica del soggetto e del campo, coincidono, o meglio il ragionamento verte sulla relazione che si instaura fra immagine fissata nel singolo quadro e valenza della superficie che la ospita. Sono “istantanee” di una realtà in continuo mutamento, un addensarsi intorno a un centro, un nodo da cui si libera un “prima” e un “dopo” che occorre di volta in volta immaginare.
Il nero, il colore che precedentemente designava il limite della forma certa, diventa anch’esso figura, partecipa della metamorfosi in atto aprendosi a illusioni di profondità, a rarefazioni e condensazioni che colgono la materia in continua trasformazione, alle soglie della metamorfosi.”
Ferdinando Chevrier nasce a Livorno nel 1920, approfondisce nell’immediato dopoguerra le precedenti esperienze pittoriche ed inizia nel 1951 la collaborazione con la galleria Giraldi che si protrarrà per quasi trenta anni. Con Jean Mario Berti ed Elio Marchegiani forma un gruppo, battezzato dalla critica “I tre dell’Astrattismo”, che connota fortemente le più interessanti vicende artistiche del secondo dopoguerra a Livorno e non solo, esponendo in importanti gallerie in Italia e all’estero dal 1958 al 1965. Dal 1974 Chevrier si trasferisce a Milano, dove ha vissuto e lavorato; ha tenuto molte esposizioni collettive e personali, tra le quali tre antologiche, a Como, a Gallarate e nella stessa Milano. La sua lunga e vitale attività si protrae nella capitale lombarda fino al 2004, anno che precede la sua scomparsa, avvenuta, il 31 Luglio 2005, nella natia Livorno.